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Le imprese chiedono un rinvio di due anni per l’obbligo di redazione del bilancio di sostenibilità, sollecitando semplificazione, armonizzazione e proporzionalità nelle norme ESG. Confindustria, Assonime, l’Organismo italiano di contabilità (Oic) e il Consiglio nazionale dei commercialisti sostengono che la complessità normativa e il diverso livello di recepimento della direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità nei vari Paesi dell’UE creano distorsioni competitive.

Confindustria e Assonime propongono non solo uno slittamento di due anni, ma anche un “grace period” per le imprese già soggette agli obblighi. Chiedono inoltre di interrompere il recepimento della direttiva sulla due diligence di sostenibilità, evidenziando la necessità di una maggiore chiarezza nei concetti di “catena del valore” e “catena di attività”, che attualmente risultano ambigui e difficili da applicare. Anche l’Oic ritiene la “catena del valore”, che obbliga le imprese a misurare gli effetti sulla sostenibilità a monte (fornitori) ed a valle del perimetro aziendale, un concetto astratto, difficile da mettere in pratica e che comporta costi e complessità operative non indifferenti per chi deve produrre i report. Inoltre, sempre l’Oic mette in discussione un altro dei capisaldi della Direttiva ovvero la “doppia materialità”, sostenendo che l’impatto che le aziende hanno sull’ambiente e la società sia difficile da distinguere dalla “materialità finanziaria”, quella normalmente rilevata nei report aziendali. Assonime sottolinea che le grandi imprese sono oggi tenute a rendicontare oltre 1.000 indicatori, suggerendo di tagliare almeno il 50% delle informazioni richieste e di esentare le PMI quotate dall’obbligo di rendicontazione. Infine, viene evidenziato il legame tra sostenibilità e accesso al credito: semplificare la rendicontazione senza intervenire sulle informazioni richieste dalle banche renderebbe inefficace l’intero processo.

Per affrontare queste questioni, si attende ora un orientamento politico chiaro da Bruxelles che ha già annunciato un progetto di semplificazione da incardinare in un “regolamento omnibus” che dovrebbe riguardare modifiche non solo alla CSRD ma anche alla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e al regolamento Tassonomia. Novità importanti potrebbero emergere nel prossimo incontro, fissato per il 26 febbraio, del board di Efrag, l’organismo operativo della Commissione UE sugli standard contabili.

 
Di seguito il link per consultare il comunicato stampa dell’OIC: