Sono quasi 8mila le aziende italiane ad aver ottenuto la Certificazione della parità di genere di cui all’UNI/PdR 125:2022, uno strumento introdotto dalla legge 162/2021 nell’ambito del PNRR. Il dato è significativo considerando che, pur in crescita, il tasso di occupazione femminile in Italia è ancora fermo al 54,2%, con un divario superiore a 17 punti percentuali rispetto a quello maschile.
L’obiettivo iniziale, fissato a livello europeo, era di certificare 800 aziende (di cui almeno 450 PMI) entro metà 2026, ma è stato ampiamente superato. Secondo la ministra Eugenia Roccella, questo andamento positivo mostra sia un miglioramento delle condizioni lavorative femminili sia una maggiore consapevolezza delle imprese verso le pari opportunità. Molte aziende considerano la Certificazione un vantaggio competitivo che riduce il turnover e fidelizza il personale dipendente, segno di un cambiamento culturale in corso.
Nel frattempo, dagli Stati Uniti arriva un segnale opposto: l’amministrazione Trump ha chiesto alle aziende fornitrici del governo USA di dimostrare di non applicare politiche DE&I, ritenute discriminatorie. Ma, secondo esperti, questa mossa ha fini meramente protezionistici e non influenzerà l’impegno europeo sull’uguaglianza di genere, supportato da norme consolidate e da mercati che premiano la diversity. Le imprese italiane non torneranno indietro, come dimostrato dai numeri e dal pieno utilizzo dei fondi destinati agli incentivi.
Di seguito il link al sito del Dipartimento delle pari opportunità per consultare i dati aggiornati sul numero di aziende certificate UNI/PdR 125:2022: Certificazione della parità di genere
