Il bilancio europeo di genere si sta affermando come uno strumento strategico e trasformativo per promuovere la parità di genere all’interno delle politiche economiche dell’Unione Europea.
L’esperienza della pandemia da Covid-19 ha evidenziato come le donne abbiano subito gli impatti più gravi, a causa della sproporzione nel carico di lavoro di cura e dell’aumento della violenza domestica. In risposta alla crisi, l’UE ha attivato il programma Next Generation EU, realizzato attraverso i PNRR. Grazie a un emendamento del Parlamento europeo, è stato inserito il principio della parità di genere come obiettivo orizzontale del Dispositivo per la ripresa e la resilienza, rendendo tale valore vincolante per l’accesso e l’uso dei fondi europei. Questa scelta ha introdotto il cosiddetto gender budgeting, ovvero l’integrazione della prospettiva di genere in tutte le fasi del bilancio pubblico – dalla pianificazione all’attuazione, fino al monitoraggio. Il bilancio, essendo lo strumento per eccellenza della distribuzione delle risorse, assume così una funzione attiva nel correggere le disuguaglianze strutturali.
L’Italia, pur essendo uno dei Paesi europei con il più basso tasso di occupazione femminile, è stata anche il primo Paese beneficiario netto dei fondi europei, ricevendo circa 200 miliardi di euro. Ha inserito nel proprio PNRR ben 34 misure dedicate alla parità di genere, impegnando una porzione rilevante delle risorse proprio su questo fronte.
In un’Europa colpita dalla stagnazione economica, l’adozione di strumenti di bilancio orientati alla parità di genere non è solo una questione di giustizia e diritti fondamentali, ma può rappresentare una leva concreta di crescita economica, occupazione femminile e riduzione della povertà.
