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Il 18 settembre si celebra l’International Equal Pay Day, la giornata mondiale dedicata alla parità retributiva tra donne e uomini che ci ricorda come il percorso verso l’equità salariale sia ancora lontano dall’essere compiuto. I dati più recenti emersi dall’Indagine sull’occupazione femminile e maschile nelle imprese in Lombardia con più di 50 dipendenti (ex Rapporti biennali 2022-2023) mostrano che il gender pay gap è ancora una realtà diffusa, che attraversa ruoli, settori e dimensioni aziendali. Gli uomini percepiscono in media il 20% in più rispetto alle donne sul monte retributivo annuo, con differenze ancora più marcate nelle componenti accessorie come premi, straordinari e superminimi, dove il divario arriva al 38%. Il gap è presente a tutti i livelli: 24% nell’operaio, 22% nell’impiegatizio, 13% nei quadri e quasi 19% nel dirigenziale. Anche nelle aziende di dimensioni maggiori, che tendono a presentare divari più contenuti, la disuguaglianza rimane significativa. Questi numeri non sono soltanto statistiche: raccontano storie di opportunità mancate, carriere interrotte e talenti non pienamente valorizzati.

Il gender pay gap riflette modelli organizzativi ancora squilibrati, stereotipi radicati e una distribuzione diseguale del lavoro di cura non retribuito che continua a gravare principalmente sulle donne. Eppure, i dati ci dicono anche che il cambiamento è possibile. La presenza femminile nei Cda, l’adozione della Certificazione UNI/PdR 125:2022 e l’introduzione di politiche aziendali inclusive si associano a una riduzione significativa delle disparità retributive.

L’Equal Pay Day, quindi, non deve limitarsi a essere una giornata di sensibilizzazione, ma diventare un invito concreto ad agire. Colmare il divario salariale significa garantire giustizia ed equità, ma anche favorire imprese più competitive, attrattive e sostenibili.