Secondo il Sustainability Reporting Benchmarking (SRB) Lab della Bocconi, poche imprese rendicontano davvero la propria sostenibilità, molte rinviano. A Milano, solo il 4,6% delle imprese non quotate pubblica volontariamente un Report mentre su un campione nazionale di 600 aziende la percentuale sale ma si attesta solo al 14%. La soluzione proposta è una “volontarietà guidata”: un modello semplice ma standardizzato, che consenta alle PMI non quotate di comunicare i propri risultati ESG senza eccessivi oneri amministrativi.
Il nuovo VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for Non-Listed SMEs) punta proprio a ridurre la complessità mantenendo una direzione strategica chiara, portando avanti il principio di “rendicontare perché si vuole, non perché si deve”. Il taglio proposto, allineato agli ESRS, rende la rendicontazione ESG più snella, riducendo ambiguità e favorendo la standardizzazione delle informazioni, così che grandi clienti, istituti di credito, investitori, pubbliche amministrazioni, ecc. possano riconoscerle e usarle nei processi di acquisto, rating o concessione di finanziamenti. La semplificazione non significa fare meno, ma focalizzarsi su ciò che genera vero valore, sfruttando la rendicontazione come leva strategica.
Uno studio longitudinale su Milano mostra che le PMI che rendicontano la sostenibilità registrano un ROI più alto e una crescita occupazionale più robusta. A livello nazionale, emerge un trend costante: dal terzo anno di reporting, migliorano gli indicatori di redditività, grazie a maggiore efficienza operativa, competitività e migliore allocazione delle risorse. La rendicontazione ESG è un investimento a lungo termine. Rinviare significa perdere oggi opportunità economiche, sociali e ambientali.
