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La recente UNI/PdR 180:2025, presentata al Senato e di prossima pubblicazione, rappresenta un passo decisivo verso la definizione di linee guida nazionali per la valutazione d’impatto di genere (VIG), da condurre sia ex-ante sia ex-post, integrandola nel ciclo ordinario del bilancio pubblico.

La pubblicazione prevede due possibili strumenti di inserimento normativo: nella Legge di Bilancio 2026 e nella Legge 196/2009 sulla contabilità e finanza pubblica. L’obiettivo è trasformare la prospettiva di genere da principio dichiarato a strumento strutturale di governance economica. La UNI/PdR 180:2025 si configura come una cassetta degli attrezzi operativa, offrendo strumenti concreti e flessibili per integrare la VIG nel ciclo di bilancio, con focus sugli outcome, ovvero sui risultati concreti in termini di occupazione femminile, riduzione dei gender gap e valorizzazione della Certificazione di parità.

I dati del PNRR mostrano che solo l’1,6% degli interventi è esplicitamente orientato all’impatto di genere, mentre il 18,5% produce effetti indiretti. Numeri che evidenziano l’urgenza di rendere sistematica e documentata la VIG, affinché ogni euro speso possa essere interpretato non solo come spesa o conformità (output), ma come creazione di valore reale e equità (outcome).

La VIG dovrebbe applicarsi obbligatoriamente a enti locali con oltre 5.000 abitanti, enti pubblici territoriali e non territoriali, e soggetti titolari di programmi di investimento finanziati con risorse puccliche. L’iter applicativo dovrebbe partire dalle Regioni Lazio, Lombardia e Puglia e poi – seguendo un approccio inter-regionale – estendersi sistematicamente. La valutazione, che dovrà rispettare i requisiti metodologici della UNI/PdR 180:2025 per essere certificata da organismi accreditati, prevede l’applicazione di KPI flessibili su base discrezionale in ragione del tipo di intervento. L’auspicio è comunque l’adozione di standard comuni, per consentire un monitoraggio pubblico trasparente.