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Dopo l’inaspettato e burrascoso “no” espresso dalla plenaria del 22 ottobre al compromesso raggiunto in Commissione Juri, il 13 novembre il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sul pacchetto Omnibus, scegliendo una forte semplificazione delle norme su rendicontazione di sostenibilità (CSRD) e due diligence (CSDDD). La votazione, passata con una maggioranza trasversale che include PPE e partiti di destra, innalza in modo drastico le soglie di applicazione delle direttive.

Gli obblighi di rendicontazione varrebbero solo per aziende con oltre 1.750 dipendenti e 450 milioni di fatturato, contro i precedenti 250 dipendenti e 50 milioni. Vengono inoltre semplificati gli standard e resi facoltativi quelli settoriali. Le PMI forniranno solo informazioni volontarie. Per la due diligence su diritti umani e ambiente, gli obblighi scatterebbero solo oltre i 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato. Eliminato anche l’obbligo di predisporre un piano di transizione volto a rendere il proprio business compatibile con l’Accordo di Parigi sul clima. Un altro grosso passo indietro è la rinuncia alla responsabilità civile armonizzata a livello europeo: ciò significa che le vittime di eventuali violazioni possono rivalersi sulle imprese solo dinnanzi a tribunali nazionali.

Organizzazioni come WWF, Reclaim Finance e Banca Etica parlano di un grave arretramento, che riduce la capacità dell’Europa di guidare la transizione sostenibile e rende più difficile a banche, investitori e agenzie valutare l’impatto sociale e ambientale delle imprese.