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È ormai ufficiale, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il 16 dicembre 2025 l’accordo per la semplificazione delle normative su due diligence e CSRD nell’ambito del pacchetto Omnibus I. La votazione in plenaria ha visto 428 voti a favore, 218 contrari e 17 astenuti. L’obiettivo della riforma è alleggerire gli obblighi di reportistica ambientale e sociale e di due diligence per le aziende, semplificando i processi e riducendo la burocrazia, in modo da rafforzare la competitività delle imprese all’interno del mercato europeo. Secondo le stime dell’UE, la misura potrebbe tradursi in risparmi per 4,5 miliardi di euro e nell’esenzione di oltre l’80% delle imprese finora comprese nel campo di applicazione.

Le nuove regole aggiornate rimodulano le soglie di applicazione: la CSRD sarà obbligatoria per le imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato annuo. L’obbligo si estende anche alle imprese extra UE con analogo fatturato nell’Unione, incluse succursali e filiali con ricavi superiori a 200 milioni di euro. L’entrata in vigore della CSDDD è posticipata di un anno, con applicazione a partire da luglio 2029, e riguarderà esclusivamente le imprese con almeno 5.000 dipendenti e un fatturato annuo di 1,5 miliardi di euro. Dopo l’adozione formale da parte degli Stati membri nel Consiglio UE, la normativa entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Mentre l’UE riduce perimetro e pressione normativa, la Cina ha avviato un percorso per un quadro nazionale di sustainability disclosure volto alla standardizzazione e alla copertura crescente. La traiettoria cinese rischia di indebolire la leadership normativa che da sempre caratterizza l’UE e che aveva deciso di rafforzare con CSRD e CSDDD proprio per diventare benchmark globale.