Il fenomeno dei NEET – giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – rappresenta da anni una delle principali fragilità strutturali del nostro Paese. Un tema spesso affrontato in chiave generazionale, ma che nasconde una dimensione di genere ancora troppo poco considerata. I dati dell’Osservatorio sul Women’s Empowerment di Thea Group, giunto alla sua quarta edizione, offrono una fotografia chiara: in Italia il 15,2% della popolazione tra i 15 e i 29 anni è NEET, il secondo valore più alto nell’Unione Europea. Tra gli inattivi, oltre il 68% sono donne e un terzo ha già un ruolo genitoriale, un dato che evidenzia come la condizione di NEET sia spesso il risultato di carichi di cura sbilanciati e di difficoltà strutturali nella conciliazione tra vita privata e lavoro. Questa non è un’eccezione nazionale. Nei Paesi del G20, le donne hanno una probabilità 1,7 volte maggiore rispetto agli uomini di trovarsi in condizione di NEET. A livello globale, meno di una donna su quattro gode di una reale autonomia nella gestione di tempi e luoghi di lavoro, mentre una donna su sei continua a svolgere incombenze familiari anche durante l’orario lavorativo. Nell’Unione Europea, il gender pay gap si traduce ancora oggi in 46 giorni di lavoro “non pagato” all’anno, con effetti che si protraggono nel tempo fino alla pensione. Gli indici compositi sviluppati da Thea Group – il Women’s Empowerment Progress Index (WEPI) e l’EU SheWorks Index – mostrano segnali di miglioramento per l’Italia, che si colloca al 5° posto nel G20 e guadagna due posizioni a livello europeo rispetto al 2024. Tuttavia, persistono divari significativi su occupazione femminile, equilibrio vita-lavoro e accesso ai ruoli apicali. Ridurre le disuguaglianze di genere non è solo una questione di equità: colmare i divari occupazionali e salariali potrebbe generare oltre 200 miliardi di euro di valore, rafforzando PIL e competitività. Le evidenze indicano leve chiare: servizi per l’infanzia, trasparenza salariale, investimenti nelle competenze (soprattutto STEM) e una più equa condivisione del lavoro di cura. Solo attraverso politiche e azioni concrete sarà possibile trasformare l’attenzione sull’empowerment femminile in un cambiamento reale e duraturo.
