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Il 24 febbraio 2026 il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS ha presentato il Rendiconto di Genere, documento che fotografa le disuguaglianze tra donne e uomini in Italia.

Nel campo dell’istruzione persistono differenze nei percorsi formativi: le ragazze sono prevalenti nei licei mentre i ragazzi negli istituti tecnici e professionali, ma il tasso di completamento degli studi risulta più elevato tra le studentesse. Le donne costituiscono il 62% dei laureati, ma restano meno presenti nelle discipline STEM (39% nelle triennali e 43% nelle magistrali) e, a un anno dal titolo, registrano tassi di occupazione inferiori rispetto agli uomini, segnalando un divario nell’accesso al lavoro qualificato.

Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è del 53,3% per le donne e del 71,1% per gli uomini, con un gap di 17,8 punti percentuali; la disoccupazione femminile è più elevata e l’inattività coinvolge oltre quattro donne su dieci. Gli uomini prevalgono nei contratti a tempo indeterminato e nelle nuove assunzioni stabili, mentre le donne risultano più presenti nei rapporti a termine e nelle forme contrattuali più precarie. Persistono inoltre forti squilibri nelle posizioni apicali: le dirigenti rappresentano poco più di un quinto del totale e le donne quadro circa un terzo. Il lavoro autonomo resta a prevalenza maschile e per le lavoratrici autonome le tutele di conciliazione e maternità risultano ancora limitate. Il part-time coinvolge circa 1,4 milioni di donne in più rispetto agli uomini ed è spesso involontario. Rimane anche il divario retributivo: nel settore privato le retribuzioni medie giornaliere sono pari a 82,63 euro per le donne e 111,25 euro per gli uomini, mentre nel pubblico il differenziale, pur più contenuto, resta significativo.

Per quanto riguarda i congedi, quello di maternità è fruito soprattutto da lavoratrici a tempo indeterminato tra i 25 e 34 anni, mentre quello di paternità è utilizzato prevalentemente da lavoratori stabili tra i 35 e i 44 anni. Nel 2024 il congedo parentale è stato utilizzato da circa 289 mila donne e 124 mila uomini, con una partecipazione maschile in aumento.

Il Rendiconto evidenzia anche significative differenze nel sistema pensionistico: le donne rappresentano il 55,2% dei pensionati ma percepiscono importi medi inferiori. Gli uomini accedono più spesso alle pensioni anticipate grazie a carriere più continue, e l’importo medio resta più alto (2.455 euro contro 1.838). Il divario, presente anche nelle pensioni di vecchiaia, deriva da carriere discontinue, part-time, differenze retributive e lavoro di cura non retribuito, che producono disuguaglianze cumulative nel corso della vita lavorativa.