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Istituito nel 2012 con il decreto-legge n. 1/2012, il rating di legalità è un indicatore premiale che segnala l’adozione da parte dell’impresa di elevati standard di legalità, trasparenza e condotta etica. L’adesione è volontaria e consente di ottenere vantaggi nell’accesso a opportunità pubbliche e nei rapporti con il sistema bancario. Possono accedervi le imprese con sede operativa in Italia, iscritte da almeno due anni al Registro delle Imprese o al REA e con un fatturato non inferiore a due milioni di euro. Dal 16 marzo 2026 è entrato in vigore il nuovo Regolamento AGCM (Delibera n. 31812/2026), che introduce una disciplina più articolata e rafforza il sistema dei controlli. Pur mantenendo invariato l’impianto di base, lo strumento evolve verso una logica di governance organizzativa e prevenzione del rischio: si passa da un modello fondato prevalentemente sull’assenza di illeciti a uno che valorizza la capacità dell’impresa di dotarsi di presidi organizzativi idonei a prevenire comportamenti non conformi. In questo quadro si rafforza il riferimento alla Corporate Social Responsibility tra i requisiti premiali. Se la precedente disciplina richiamava l’adozione di processi organizzativi orientati alla responsabilità sociale, il nuovo Regolamento richiede espressamente processi adeguati e certificati. Strumenti quali le certificazioni ISO, gli standard UNI – tra cui la UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere – e modelli di governance strutturata risultano quindi coerenti con i requisiti premiali, pur non essendo oggetto di un riconoscimento automatico. Il rating di legalità continua così a collocarsi nell’ambito della compliance, ma premia sempre più imprese dotate di assetti organizzativi evoluti, che risultano avvantaggiate nel soddisfare i requisiti previsti dal Regolamento.