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È stata pubblicata il 14 aprile la nuova UNI/PdR 192:2026 sul Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro che era stata oggetto di consultazione pubblica. La prassi rappresenta un quadro di riferimento per tutte le organizzazioni che implementano misure di conciliazione tra vita privata e lavorativa, con l’obiettivo di rafforzare il benessere delle persone e contribuire a contrastare le criticità demografiche e sociali. L’occupazione femminile ha registrato in Italia un nuovo record: nel 2024 risultano attive nel mercato del lavoro 10 milioni di donne. Tuttavia, questo risultato evidenzia un aspetto critico legato alla cosiddetta “child penalty”, ossia la penalità professionale che le donne subiscono a seguito della maternità. Parallelamente, si osserva una maggiore partecipazione maschile alle dinamiche familiari, che ha contribuito a ridurre – pur rimanendo elevata – l’asimmetria nel lavoro domestico (61,6% nel 2023 rispetto al 67% nel 2014). In questo contesto, la nuova prassi si rivolge a organizzazioni pubbliche e private e introduce un Sistema di Gestione strutturato ispirato al modello del Family Audit e coerente con l’impostazione della UNI/PdR 125:2022, rafforzando l’approccio basato su misurazione e miglioramento continuo. La UNI/PdR 192:2026 prevede la valutazione del livello di maturità dell’organizzazione attraverso 28 Key Performance Indicators (KPI), suddivisi in 7 aree: Organizzazione del lavoro e flessibilità oraria/spaziale; Supporto alla maternità; Supporto alla genitorialità; Supporto agli impegni di cura; Salute e benessere; Sostegno economico e servizi per le famiglie; Sviluppo professionale e continuità di carriera. A differenza della UNI/PdR 125:2022, che si concentra sulla riduzione delle disuguaglianze di genere nei processi HR, la nuova prassi sposta il focus sul welfare organizzativo e sul supporto concreto alla genitorialità e ai carichi di cura. Anche il modello di misurazione cambia: i KPI non sono ponderati ma concorrono a un punteggio complessivo, con soglie di accesso differenziate (50% per micro e piccole imprese, 60% per medie e grandi) e requisiti minimi sugli indicatori quantitativi. Dal punto di vista metodologico, la struttura del Sistema di Gestione ricalca quella della UNI/PdR 125:2022 e delle ISO qualità, adottando un approccio per processi basato su politiche formalizzate, definizione di obiettivi misurabili, pianificazione di azioni, monitoraggio tramite KPI e revisione periodica in ottica di miglioramento continuo. È prevista la nomina di un Gruppo di lavoro e di relativa figura responsabile che assumono lo stesso ruolo che nel contesto della UNI/PdR 125 svolgono rispettivamente il Comitato Guida e la Responsabile del Sistema di Gestione della Parità. Tuttavia, al contrario della Certificazione di parità, la UNI/PdR 192:2026 non è attualmente accompagnata da sistemi di premialità o incentivi pubblici, configurandosi quindi come uno strumento principalmente volontario e strategico per le organizzazioni. Alla luce della forte coerenza tra i due modelli, la nuova prassi si configura come un naturale rafforzamento di ambiti già presidiati dalla UNI/PdR 125:2022, rendendo auspicabile un approccio integrato: le organizzazioni già certificate possono adattare il Sistema di Gestione esistente con interventi mirati, ampliando il perimetro di analisi dei KPI, mentre quelle non ancora certificate possono valutare un percorso su doppio binario con un impegno incrementale contenuto.