Di recente la CONSOB ha pubblicato il Rapporto sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane che analizza le modalità con cui le imprese stanno applicando la CSRD e gli standard ESRS, con l’obiettivo di comprendere quanto e come i fattori ESG siano effettivamente integrati nei processi decisionali aziendali. L’analisi si basa su un campione di 60 società quotate su Euronext Milan, selezionate tra le 136 che nel 2025 hanno pubblicato una rendicontazione di sostenibilità, pari al 69,4% del totale delle società quotate con azioni ordinarie. Il campione include sia imprese destinate a rimanere soggette agli obblighi di rendicontazione (“in scope”) sia imprese che, alla luce della Direttiva Omnibus I, potrebbero essere escluse dal perimetro applicativo (“out of scope”). La Direttiva Omnibus I, infatti, non interviene in modo sostanziale sui contenuti della CSRD ma incide soprattutto sull’ambito di applicazione soggettiva, riducendo la platea di imprese obbligate e concentrando l’obbligo sulle realtà di maggiori dimensioni. I dati del rapporto riflettono chiaramente questa dinamica: le società che continueranno ad essere soggette alla rendicontazione presentano modelli di reporting ESG più completi e organizzati (73%), rispetto a quelle che potrebbero essere escluse (53%). Questo divario non è solo un effetto normativo, ma riflette anche un diverso livello di maturità: le imprese che restano “in scope” sono generalmente più avanzate nei processi di integrazione ESG. Nonostante con la nuova Direttiva non sia più obbligatorio, l’analisi evidenzia che il 63,3% delle società ha definito un piano di transizione climatica. Tuttavia, solo il 13% lo ha già attivato, mentre il 17% ne prevede l’attuazione nel breve termine. Un elemento centrale dell’impianto della CSRD è rappresentato dalla doppia materialità, ossia la valutazione congiunta dell’impatto dei fattori ESG sulle performance economico-finanziarie dell’impresa e dell’impatto dell’impresa sul contesto ambientale e sociale. In questo ambito, il rapporto evidenzia come le aziende abbiano avviato processi strutturati di identificazione delle tematiche materiali, coinvolgendo sia gli stakeholder sia i consigli di amministrazione, a conferma di una crescente integrazione tra sostenibilità e governance.
