Il dossier “Le Equilibriste 2026” di Save the Children fotografa un’Italia in cui la maternità continua a rappresentare un percorso complesso e penalizzante per molte donne. Nel 2025 il tasso di fecondità è sceso al minimo storico di 1,14 figli per donna, con circa 355 mila nuovi nati (-3,9% rispetto al 2024), mentre l’età media al primo figlio ha raggiunto i 32 anni. Il desiderio di avere figli resta diffuso, ma sempre più difficile da realizzare: quasi 1 donna su 4 tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per diventare madre. la “child penalty” – ovvero la differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile dopo la nascita di un figlio – è stimata intorno al 33%, la più alta in Europa. I ricercatori di Save the children fanno notare che il confronto con coppie omogenitoriali maschili dimostra che si tratta di una penalizzazione legata a stereotipi di genere visto che quando entrambi i genitori sono maschi lo svantaggio c’è solo nei primi anni del bambino, quando le esigenze di cura sono maggiori, ma poi viene velocemente recuperato. Per una donna dopo 10 anni dalla nascita del figlio raggiunge addirittura il 40%. Le dimissioni delle donne alla nascita di un figlio sono aumentate da 4,8% su mille nel 2023 a 6,8 su mille nel 2024 come anche il precariato femminile. La quota di donne che hanno un lavoro a termine da almeno cinque anni è passata dal 17,4% del 2023 al 19,1% nel 2024 e il part-time involontario si attesta al 60%. Il report evidenzia altresì come il carico di cura e di organizzazione familiare continui a gravare prevalentemente sulle donne, che dedicano circa 28 ore settimanali al lavoro domestico e di cura contro poco più di 10 ore degli uomini. Save the Children richiama quindi la necessità di politiche strutturali — servizi per l’infanzia, congedi e welfare aziendale — per rendere realmente libera la scelta di avere figli e ridurre le disuguaglianze di genere.
