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I dati di InfoCamere relativi al 2026 evidenziano un forte divario di genere nella leadership aziendale tra le generazioni più giovani: le donne under 49 che ricoprono ruoli apicali rappresentano appena il 28% rispetto agli uomini della stessa fascia d’età. Un dato che si inserisce in una tendenza più ampia: negli ultimi dieci anni, infatti, il numero di giovani donne ai vertici aziendali è diminuito del 24%, passando da 434.815 nel 2017 a 330.111 nel 2026. Questa disparità è strettamente legata all’impatto che maternità e carichi familiari continuano ad avere sulle carriere femminili. La fascia under 49 coincide infatti con il periodo della vita in cui molte donne affrontano il percorso della genitorialità, che continua a incidere in modo significativo sulle opportunità professionali femminili. La maternità può tradursi in rallentamenti di carriera, interruzioni lavorative o, in alcuni casi, nell’uscita dal mercato del lavoro. Per gli uomini, al contrario, la paternità è spesso associata a una maggiore stabilità professionale e a migliori prospettive economiche. È il fenomeno noto come “premio di paternità”, in netto contrasto con la cosiddetta “motherhood penalty” che penalizza le donne nel percorso professionale. Non sorprende, quindi, che la leadership femminile si concentri maggiormente nelle fasi successive alla maternità e in settori tradizionalmente più femminilizzati, come istruzione, formazione, alloggio e ristorazione, risultando invece meno diffusa in ambiti storicamente maschili come l’energia e l’edilizia. Nel complesso, i dati confermano come le disparità di genere nel mondo del lavoro siano ancora fortemente influenzate dalla maternità e dalla distribuzione squilibrata dei carichi familiari. In quest’ottica, politiche efficaci a sostegno della conciliazione vita-lavoro e una più equa condivisione delle responsabilità di cura rappresentano leve fondamentali per favorire una maggiore presenza femminile nei ruoli di leadership.