La Direttiva europea sulla trasparenza salariale si inserisce nel più ampio percorso di promozione della parità di genere nel mondo del lavoro, con l’obiettivo di ridurre il gender pay gap e garantire pari opportunità retributive tra uomini e donne. Tuttavia, i risultati emersi dalla ricerca HR Payroll Pulse del 2026 realizzata da SD Worx evidenziano come il tema della trasparenza retributiva sia ancora accompagnato da dubbi, scarsa conoscenza della normativa e differenze di percezione tra lavoratori e aziende. Dal campione dell’indagine, composto da 16.500 lavoratori e 5.936 responsabili HR di 16 Paesi europei, emerge che solo il 40% dei dipendenti italiani dichiara di conoscere il contenuto della normativa, dato che si riduce tra i giovanissimi (37%) e i soggetti compresi tra i 50 e i 54 anni (34%). Il 64% delle imprese sostiene di essere già in linea con quanto previsto dalla Direttiva, dato che sale al 71% tra le grandi imprese, mentre solo il 27% riferisce di non essere completamente pronto. Eppure, in Italia, solo il 23% delle aziende mette a disposizione strumenti concreti (come dashboard o sistemi strutturati) che permettano ai/alle lavoratori/lavoratrici di comprendere davvero le politiche salariali. Nelle PMI sotto i 100 dipendenti, il dato crolla al 6%. In merito alla percezione dell’equità salariale, per molti italiani i principi della Direttiva restano inattesi. Guardando alla propria busta paga, solo il 37% dei/delle lavoratori/lavoratrici italiani/e ritiene che la retribuzione sia proporzionata alle mansioni svolte, mentre il 34% la considera inadeguata. Più ottimista la visione dei datori di lavoro: il 63% italiano è convinto di offrire una retribuzione giusta ai propri dipendenti mentre solo il 13% riconosce esplicitamente di non garantire un salario adeguato. Dallo studio, emergono altresì evidenze che dimostrano che la trasparenza salariale non è solo un obbligo normativo, ma può essere una leva concreta di fiducia, attrattività e retention dei talenti. Il 59% dei/delle dipendenti italiani/e, infatti, considera la considera molto importante nella scelta del futuro datore di lavoro. Nel caso delle lavoratrici, la percentuale sale al 62% e cresce al 64% per i/le dipendenti delle microimprese e al 60% tra chi è nelle piccole imprese.
