La Direttiva Omnibus I 2026/470 introduce il c.d. Value Chain Cap, uno strumento normativo volto a ridurre i costi di conformità legati alla rendicontazione di sostenibilità aziendale prevista dalla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Integrato nel Voluntary Sustainability Reporting Standard (VSME) in consultazione pubblica della Commissione europea, il Value Chain Cap riguarda le aziende che non sono obbligate ad applicare la CSRD ovvero quelle con meno di 1000 dipendenti, spesso penalizzate da richieste informative complesse e difficili da gestire sul piano amministrativo. Il VSME si articola in un modulo base, pensato per le microimprese, che rappresenta il livello minimo di rendicontazione e in un modulo completo. Le informazioni di entrambi i moduli sono classificate in quattro categorie: il Value Chain Cap si applica esclusivamente alle divulgazioni classificate come “necessarie”. Ciò significa che le aziende soggette alla CSRD possono richiedere ai fornitori informazioni di base considerate essenziali, come numero di dipendenti, composizione della workforce per genere e tipologia contrattuale, copertura della contrattazione collettiva, ore di formazione annua o dati sugli infortuni sul lavoro. Per le microimprese (fino a 10 dipendenti), tuttavia, alcune disclosure considerate “necessarie” per le aziende più grandi sono state riclassificate come “facoltative”, restringendo ulteriormente il perimetro del Value Chain Cap e rafforzando la tutela rispetto all’effetto a cascata. Tra le informazioni facoltative rientrano, ad esempio, i consumi energetici e le emissioni Scope 1 e 2, il consumo idrico, la quantità di rifiuti prodotti, il tasso di turnover del personale o informazioni strutturate su policy di diritti umani e meccanismi di segnalazione interna. Il Value Chain Cap, tuttavia, non vieta alle aziende CSRD di formulare richieste oltre il tetto previsto. Le imprese soggette alla direttiva possono comunque domandare informazioni aggiuntive, ma devono indicare esplicitamente quali dati eccedono il limite e informare il fornitore del diritto legale di rifiutarsi di trasmetterli. Secondo la Commissione europea, infatti, tali richieste hanno generato costi amministrativi sproporzionati per le PMI, aumentando il peso burocratico. L’obiettivo della Commissione è rendere la sostenibilità più accessibile anche alle realtà di dimensioni più piccole, permettendo alle microimprese di avvicinarsi gradualmente alla raccolta di dati ambientali, come emissioni, consumo d’acqua e gestione dei rifiuti, senza introdurre obblighi eccessivamente onerosi.
