Negli ultimi anni il tema della fuga dei giovani dall’Italia è emerso con crescente forza nel dibattito pubblico, non solo come questione occupazionale ma come fenomeno capace di incidere profondamente sulla sostenibilità economica, sociale e demografica del Paese. Secondo i dati del CNEL, solo tra il 2019 e il 2023 quasi 192 mila giovani hanno scelto di trasferirsi fuori dai confini nazionali, spesso alla ricerca di migliori opportunità professionali, salari più competitivi e prospettive di vita più stabili. Il fenomeno si inserisce in un contesto già segnato dal cosiddetto “inverno demografico”: un progressivo calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione e una riduzione della popolazione attiva che rischiano di compromettere, nel medio-lungo periodo, la sostenibilità del sistema previdenziale. In questo contesto si inserisce la proposta di legge “Diritto a restare”, che punta a contrastare l’emigrazione giovanile e a rendere il mondo del lavoro italiano un luogo più ospitale. Tra le misure previste, la proposta introduce un’integrazione salariale fino a 200 euro mensili per i primi tre anni destinata agli under 35 assunti con contratti stabili, con l’obiettivo di rafforzare il potere d’acquisto e incentivare percorsi lavorativi meno precari. A questa si affiancano interventi a sostegno dell’imprenditoria giovanile innovativa, attraverso contributi a fondo perduto per nuove attività avviate nelle aree interne e periferiche del Paese, e misure dedicate all’accesso alla casa, con detrazioni sull’affitto e il rifinanziamento dei fondi di garanzia per l’acquisto della prima abitazione. Un’attenzione particolare è rivolta inoltre al lavoro da remoto, attraverso crediti d’imposta per le imprese che favoriscono modelli di smart working nei territori più periferici. Una misura che potrebbe avere effetti rilevanti non solo sul riequilibrio territoriale e sulla permanenza dei giovani, ma anche sulla parità di genere: maggiore flessibilità organizzativa e minori vincoli di mobilità possono infatti contribuire a rafforzare la partecipazione femminile al mercato del lavoro e a migliorare la conciliazione tra vita professionale e personale. La proposta include infine investimenti nella ricerca e nell’alta formazione, con il rafforzamento di dottorati e percorsi specialistici nelle università del Mezzogiorno, un portale nazionale per favorire il rientro dei talenti italiani all’estero e un bonus trasporti per studenti e giovani lavoratori.
