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Il Decreto Lavoro 62/2026, in vigore dal 1° maggio 2026, introduce un nuovo incentivo destinato alle imprese che adottano politiche strutturate di conciliazione tra vita professionale e responsabilità familiari ai sensi della nuova UNI/PdR 192:2026. La misura non è nuova ma è la stessa prevista anche per le aziende certificate UNI/PdR 125:2022: una riduzione dell’1% dei contributi dovuti all’Inps, fino ad un massimo di 50 mila euro annui per ciascuna azienda beneficiaria. Per il finanziamento dell’intervento sono stati stanziati 7 milioni di euro per il 2026, importo che salirà a 12 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Il nuovo esonero appare cumulabile con quello previsto per la Certificazione della parità di genere. Tuttavia, mentre lo sgravio UNI/PdR 125 non è qualificato dall’INPS come aiuto di Stato (ex circolare 27 dicembre 2022), il nuovo incentivo UNI/PdR 192 dovrà essere fruito nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato, come previsto dal Decreto Lavoro e secondo le modalità che saranno chiarite dalle norme attuative. L’obiettivo è promuovere l’adozione di strumenti organizzativi e di welfare aziendale capaci di sostenere maternità, paternità, attività di cura e permanenza nel mercato del lavoro. Anche la UNI/PdR 192:2026, come la Certificazione di parità, si fonda sulla cultura della misurazione, richiedendo alle imprese l’esame di 28 KPI, distribuiti su 7 aree: organizzazione del lavoro e flessibilità oraria-spaziale, supporto alla maternità, supporto alla genitorialità, supporto agli impegni di cura, salute e benessere, sostegno economico e servizi per le famiglie, supporto professionale e continuità di carriera. Tra gli elementi oggetto di valutazione assumono particolare rilievo i tassi di rientro delle lavoratrici dopo il congedo di maternità, la presenza di strumenti di flessibilità organizzativa e l’adozione di piani di welfare aziendale strutturati. L’impresa per essere certificabile dovrà raggiungere uno score minimo pari al 50% per le micro e piccole (con obbligo di almeno 1 KPI quantitativo) e al 60% per le medie e grandi (con obbligo di almeno 2 KPI quantitativi) e dovrà implementare altresì un Sistema di Gestione per la conciliazione vita-lavoro, ispirato ai principi delle ISO qualità.